La sostenibilità resta, per molte imprese italiane – soprattutto piccole e medie – più un obiettivo dichiarato che una pratica diffusa. Non tanto per mancanza di consapevolezza, quanto per un ostacolo concreto: i costi. Secondo il Climate Transition Barometer 2025, il 65% delle aziende europee intende calcolare la propria impronta di carbonio nei prossimi tre anni, segno che il valore strategico della sostenibilità è ormai chiaro. Eppure, quando si passa dalle intenzioni agli investimenti, molte Pmi si fermano.
Il motivo principale è economico. I bilanci spesso non consentono di destinare risorse alla riduzione dell’impatto ambientale di processi e prodotti, rendendo la transizione ecologica una voce rinviabile, se non irraggiungibile. Un paradosso, se si considera che strumenti e programmi di finanziamento esistono, ma non sempre vengono conosciuti o utilizzati.
A fotografare questa distanza tra opportunità e realtà è un’analisi qualitativa condotta da Tinexta Innovation Hub e dalla controllata Studio Fieschi su un campione di oltre 8mila PMI clienti. Dai dati emerge che solo il 23% delle imprese che si rivolgono alla finanza agevolata inserisce fin dall’inizio interventi riconducibili ai criteri Esg. In generale, tra il 35% e il 40% dei fondi destinati alle imprese è orientato a iniziative che includono la sostenibilità ambientale come elemento centrale, ma la domanda resta inferiore al potenziale.
Le aziende che si affidano a Tinexta Innovation Hub, tuttavia, stanno progressivamente sfruttando strumenti come Transizione 5.0 e Simest, riuscendo a finanziare fino al 55% degli investimenti programmati. Un segnale che, quando l’informazione e l’accompagnamento sono adeguati, la sostenibilità può diventare anche economicamente sostenibile.
Sul fronte delle risorse pubbliche, le elaborazioni basate sui dati del ministero per il Sud e la Coesione territoriale mostrano che la Missione 2 del Pnrr, dedicata alla “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, ha destinato circa il 66% dei finanziamenti al Nord e al Centro Italia, mentre al Sud è andato il restante 34%. La Lombardia guida la classifica regionale con circa 5,4 miliardi di euro allocati in progetti di sostenibilità ambientale, seguita da Emilia-Romagna (3,8 miliardi), Campania e Lazio (3 miliardi ciascuna). I settori maggiormente sostenuti sono quelli a più alta intensità di emissioni, quelli con forte impatto territoriale e quelli considerati strategici per l’intera transizione ecologica.
Nel 2025 la misura di riferimento per finanziare investimenti green resta Transizione 5.0, che integra digitalizzazione e sostenibilità. Possono accedervi tutte le imprese residenti in Italia che, entro il 31 dicembre, realizzano investimenti tecnologici in grado di garantire una riduzione certificata dei consumi energetici, superiore al 3 o al 5% a seconda dei casi. Accanto a questa, la misura Simest per la Transizione Digitale ed Ecologica si rivolge alle imprese di tutte le dimensioni con vocazione internazionale, anche se non necessariamente esportatrici.
«Per quanto se ne parli molto, la sostenibilità non è ancora entrata in modo capillare nel tessuto delle Pmi italiane», osserva Roberto Davico, direttore generale di Studio Fieschi. «Gli investimenti richiesti in termini di tempo e risorse possono scoraggiare chi non sa che proprio quegli sforzi generano benefici significativi nel medio periodo, in termini di resilienza e risparmio, e che una parte consistente dei costi può essere recuperata attraverso i programmi di finanza agevolata».