La riforma della Sfdr si prepara a ridisegnare in profondità il mercato europeo degli investimenti sostenibili. Non a caso Stephan Kippe, CFA e Head of ESG Research di Commerzbank, l’ha definita “The great disillusionment”: secondo le stime circolate negli ultimi mesi, dopo l’entrata in vigore delle nuove regole la quota di mercato dei prodotti finanziari con etichetta Esg – ovvero i fondi classificati agli articoli 7, 8 e 9 – potrebbe più che dimezzarsi, passando dall’attuale 61% a poco oltre il 30%.

Un ridimensionamento che, a prima vista, potrebbe sembrare una battuta d’arresto per la finanza sostenibile, ma che in realtà restituirebbe una fotografia più aderente alla reale diffusione delle strategie di investimento effettivamente Esg. I criteri più stringenti introdotti dalla riforma, infatti, escluderebbero molte delle strategie oggi ricomprese nell’articolo 8, la categoria attualmente dominante. Secondo le stime, oltre l’80% degli asset classificati come articolo 8 non raggiungerebbe la nuova soglia minima del 70% e almeno la metà verrebbe riclassificata come non Esg, rientrando nell’articolo 6.

Allo stesso tempo, una quota limitata ma significativa dei fondi più rigorosi – circa il 3% delle masse in gestione – potrebbe essere promossa dall’articolo 8 all’articolo 9, mentre un ulteriore 13% degli attuali fondi articolo 8 confluirà nell’articolo 7, dedicato alle strategie di transizione. A incidere ulteriormente sul perimetro del mercato Esg sarà anche l’abolizione dell’attuale regime basato sulla sola disclosure: secondo le stime, circa il 29% delle attività oggi in capo a fondi articolo 8 resterebbe privo di una label Esg.

Si tratta, come precisa lo stesso Kippe, di valutazioni preliminari che vanno lette come un’indicazione di tendenza più che come una previsione puntuale. Tuttavia, il messaggio è chiaro: la riforma Sfdr è destinata a ridurre drasticamente il perimetro degli investimenti formalmente sostenibili, premiando maggiore rigore e trasparenza.

Un effetto collaterale inatteso potrebbe riguardare il settore della difesa. Secondo l’analista di Commerzbank, la contrazione delle masse soggette a esclusioni ridurrà l’impatto delle policy restrittive sugli investimenti, mentre il riassetto normativo offrirà ai fondi sostenibili l’opportunità di rivedere le proprie strategie di esclusione alla luce del mutato contesto geopolitico e delle nuove priorità politiche europee.